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Zohan, un agente del Mossad, finge di esser morto per trasferirsi a New York e diventare parrucchiere, ma non tutto andrà secondo i suoi piani. |
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Zohan Dvir, interpretato da un Adam Sandler particolarmente naturale e disinibito, è uno dei principali superagenti israeliani impegnati nella lotta al terrorismo palestinese. Tuttavia non ama affatto la guerra e la sua massima aspirazione è quella di esprimere la propria creatività facendo il parrucchiere a New York e “fare a tutti i capelli di seta”. Il suo acerrimo nemico palestinese Phantom, il sempre divertente John Turturro, lo costringe a guerreggiare, ma Zohan si finge morto in un combattimento per ricominciare una nuova vita e cercare di coronare il suo sogno. Le cose, ovviamente, prendono una strana piega e la sua vera identità non tarda poi molto a essere svelata.
Il film, che punta a far ridere dell'eterno conflitto mediorientale, appartiene al filone dei film comico-demenziali politicamente scorretti. Le trovate dissacranti e le gag iperboliche ricordano pellicole come “Borat” o “Zoolander”, ma spingono troppo l'acceleratore della grevità e della surrealtà. La pellicola, in sostanza, funziona nei primi minuti, lasciando poi spazio a una prevedibilità e banalità di fondo che finiscono per annoiare lo spettatore. L'appeal comico di Adam Sandler è altalenante e il simpatico accento mediorientale affibiato a Zohan, complice anche il doppiaggio italiano, si trasforma ben presto in una irritante routine. Tutti i personaggi – rigorosamente tratteggiati – sembrano ragionare e agire esclusivamente secondo luoghi comuni. L'immancabile storia d'amore, gestita nel modo più superficiale e scriteriato possibile, sembra solo uno spunto per piazzare nel film la bella donna di turno (Emmanuelle Chriqui). Così come è piuttosto assurdo che la questione israelo-palestinese finisca per essere ridotta a semplice spunto funzionale di un film leggero e demenziale come questo. Non che non si possa ridere di questioni serie, ma quello che è certo è che appare ormai sempre più difficile, forse anche a causa di una comunità ebraica molto numerosa e influente a Hollywood, vedere film extraeuropei sul conflitto mediorientale imparziali e penetranti. |
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