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Recensione: Il concerto

Il concerto
titolo originale Le concert
nazione Francia / Romania / Belgio / Italia
anno 2009
regia Radu Mihaileanu
genere Commedia / Grottesco
durata 119 min.
distribuzione Bim Distribuzione
cast A. Guskov (Andrei Filipov) • D. Nazarov (Sacha Grossman) • M. Laurent (Anne–Marie Jacquet) • F. Berléand (Olivier Morne Duplessis) • Miou-Miou (Guylène) • V. Barinov (Ivan Gavrilov) • L. Abelanski (Jean- Paul Carrère) • J. Bisset (Victor Vikitch) • L. Bateau
sceneggiatura R. MihaileanuM. RobbinsA. BlancH. Cabello Reyes
fotografia L. Dailland
uscita nelle sale 5 Febbraio 2010
media voti
Il concerto Trama del film “Il concerto
Un osannato direttore dell’orchestra Bolshoi di Mosca viene allontanato in epoca comunista per essersi rifiutato di licenziare i musicisti ebrei. Venticinque anni dopo l'uomo lavora ancora in teatro come custode e aiuta la moglie a movimentare finte manifestazioni d’orgoglio ex-comunista. Un giorno intercetta un invito per il teatro Chatelet di Parigi e decide di riscattarsi dalle umiliazioni con l’inganno, accettando l’ingaggio al posto dell’orchestra ufficiale. Riunisce così i vecchi compagni di concerto e qualche improbabile new entry.

Recensione “Il concerto”

a cura di Glauco Almonte  (voto: 7,5)
Nella sua semplicità, nei suoi meccanismi da commedia degli anni ’70, oliati a perfezione, con ogni intoppo prontamente risolto, “Le concert” affascina come se ci trovassimo di fronte alla visione consentita di un film proibito trent’anni fa. E proprio di trent’anni è il salto tra il concerto interrotto, che catapultò Andrei Filipov e l’allora orchestra del Bolshoi su una strada (nel migliore dei casi), fine di un sogno e apertura di una bottiglia, e l’occasione del riscatto, in un mondo completamente diverso da quello dal quale i protagonisti di allora non sono riusciti ad uscire.
Radu Mihaileanu racconta una favola allegra con toni grotteschi, inferendo su un comunismo da fumetto e sulle assurdità di due epoche che continuano a comunicare; si avvale della collaborazione di ottimi professionisti, il buon Aleksei Guskov, le macchiette Dmitri Nazarov e Valeri Barinov, l’inossidabile François Berléand catapultato in un set inusuale per una parte marginale ma importante e la splendida Mélanie Laurent, di rara bellezza con il violino e l’archetto in mano.
Si gioca facile, sapendo come assecondare lo spettatore, ma questo non toglie alla bontà del risultato finale, forte di un finale nobilitato da una delle più lunghe esecuzioni orchestrali senza interruzioni che il cinema ricordi.
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