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Recensione: Orizzonti di gloria

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Orizzonti di gloria
titolo originale Paths of glory
nazione U.S.A.
anno 1957
regia Stanley Kubrick
genere Guerra
durata 89 min.
cast K. Douglas (Colonnello Dax) • G. Macready (Generale Mireau) • A. Menjou (Generale Broulard) • R. Meeker (Caporale Paris) • W. Morris (Tenente Roget) • R. Anderson (Maggiore Saint-Auban) • J. Turkel (soldato Arnaud) • T. Carey (soldato Ferol) • E. Meyer (cappellano)
sceneggiatura S. KubrickJ. ThompsonC. Willingham
musiche G. Fried
fotografia G. Krause
montaggio E. Kroll
media voti redazione
Orizzonti di gloria Trama del film
Francia, 1916: in una guerra di trincea, giocata sul continuo, irrisorio spostamento dei due fronti avversi, il Generale Mireau, spinto dal Generale Broulard, ordina al Colonnello Dax di conquistare la postazione nemica detta “il formicaio”. Un’impresa impossibile, che si risolverà nel peggiore dei modi. Per difendere il proprio onore, e dare esempio alle truppe, Mireau accusa di viltà i soldati e pretende la fucilazione di tre di loro. Al processo è lo stesso Dax a difendere, inutilmente, i suoi tre uomini. L’esecuzione finisce per essere un regolamento di conti per tutti.

Recensione “Orizzonti di gloria”

a cura di Glauco Almonte  (voto: 8,5)
Una guerra: la Prima Guerra Mondiale. Due eserciti? No. La prima volta di Kubrick su un campo di battaglia si risolve tutta internamente ad un solo schieramento, contravvenendo i più elementari principi del genere. Tre minuti la sequenza dell’assalto al “Formicaio”, il resto verte sul comportamento d’un battaglione di fronte al nemico, un nemico che, davanti alla macchina da presa, non esiste. Per di più, tanto l’assalto quanto il processo non hanno nulla a che vedere con fini bellici, ma nascono dall’ambizione e dalle ripicche di pochi uomini. Ed è di uomini, infatti, che Kubrick parla: non dell’assurdità della guerra, ma della stupidità e della cattiveria delle formiche che la inscenano, senza eccezioni. Il Generale Broulard, per il quale ogni decisione è motivata da un interesse personale, magnificamente sintetizzato dalla sua stessa frase: “lei è un idealista, e la compiango”; il Generale Mireau, che manda al macello un intero battaglione conscio dell’impossibilità dell’impresa, e che per difendere il proprio onore ordina di sparare contro gli stessi soldati ed esige in-giustizia sommaria in un processo iniquo; il Colonnello Dax, l’eroe capace di dire “il patriottismo è l’ultimo rifugio delle canaglie”, ma anche “questi sono gli ordini, e dobbiamo eseguirli”, senza nemmeno provare a muovere un passo al di fuori degli schemi, al di fuori della scacchiera, pedina del gioco tanto quanto i suoi generali-re e i suoi soldati-pedoni. Altri sono i giocatori, ciò che rimane sempre è soltanto il gioco, il più antico, il più seducente la natura umana, la guerra.
Lontano dunque dallo scagliarsi contro l’assurdità della guerra, o dal rappresentare i soldati come uomini che gradualmente si spengono dentro, come farà trent’anni più tardi in Full Metal Jacket, Kubrick mette in scena, attenendosi al romanzo di Humphrey Cobb, la casualità che impera in un gioco che gli uomini pretenderebbero di gestire: chi deve morire viene estratto a sorte, ma la scena più emblematica è l’agghiacciante enumerazione di Mireau delle perdite preventivate, scandendo ogni fase dell’attacco con le sue percentuali ‘ragionevoli’.
Dove il film si eleva al di sopra del romanzo da cui parte è nelle scelte del maestro regista, ad iniziare dal pavimento a scacchiera nella sala del processo, dove ognuno fa le proprie, inutili mosse, significativa quanto forse soltanto il corridoio dell’albergo di Shining riuscirà ad essere. Sorprendente, sempre che non sia stata tagliata soltanto in sede di montaggio, la scelta di non concludere il processo con la ‘classica’ lettura del verdetto, oscura ma accattivante la dissertazione notturna sulla vera paura dell’uomo, se sia la morte o il dolore fisico. L’effetto più intenso Kubrick lo ottiene comunque senza affidarsi a dialoghi o ad avvenimenti, ma alla sola cinepresa che segue, anzi precede dapprima Mireau, quindi Dax, mentre percorrono la trincea con le due schiere di soldati ai lati che sfilano nell’inquadratura come un paesaggio dai finestrini d’un treno. Loro, gli antieroi, contornati da un branco di non-uomini dal quale usciranno, per puro caso, i tre condannati che si ritroveranno dinnanzi ai tre pali come a tre croci, i quali nemmeno l’insolenza del prete, che benedice anche chi s’oppone, priverà d’una morte ingloriosa e nobilitante al contempo, piccoli nella loro viltà, grandi nella loro umanità.
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Ultimi commenti e voti
Medaglia di Bronzo (50 Commenti, 79% gradimento) barney Medaglia di Bronzo Lunedì 14 Dicembre 2015 ore 08:47
voto al film:   8

Utente di Base (0 Commenti, 0% gradimento) Marcolino93 Sabato 4 Luglio 2015 ore 00:39
voto al film:   8,5

Utente di Base (38 Commenti, 72% gradimento) Asdrubbale Martedì 28 Aprile 2015 ore 16:35
voto al film:   8,5

Medaglia d'Argento (170 Commenti, 75% gradimento) Bardamu1991 Medaglia d'Argento Sabato 10 Gennaio 2015 ore 12:45
2
voto al film:   8,5

Mai ho amato così tanto un personaggio del grande schermo come è accaduto con il colonnello Dax. Pellicola trionfo dell'ingiustizia e dell'amarezza. Eppure non è solo un film di guerra, e sulla guerra: è come se Kubrick dovesse ambientare la sua storia (o meglio quella del libro di Cobb) in qualche tempo e in qualche luogo, ma da lì trovi gli spunti per narrare l'UOMO. Con le sue coerenze e le sue incoerenze, con i suoi egoismi e i suoi idealismi, con la sua paura della morte, i suoi istinti animali o forse umani (ammassarsi, appena usciti dalle trincee), lo scetticismo di fronte a un tardivo perdono "celeste". Uomini come formiche che devono espugnare il Formicaio. Uomini come pedine in un gioco, una scacchiera (il pavimento dove si raduna la corte marziale), mentre nei piani alti si sciorinano percentuali su eventuali perdite, o si partecipa a serate di gala, o ci si nutre tra sfarzose sale, ricolme d'oro, argento e quadri. Superiore Douglas, finale scintillante.
Ti è piaciuto il commento?  
Medaglia d'Oro (277 Commenti, 48% gradimento) Diegen78 Medaglia d'Oro Venerdì 29 Novembre 2013 ore 11:43
voto al film:   8

Utente di Base (0 Commenti, 0% gradimento) Ahkab Venerdì 8 Novembre 2013 ore 19:27
voto al film:   9

Utente di Base (12 Commenti, 10% gradimento) marcopecs Lunedì 4 Novembre 2013 ore 23:26
voto al film:   7,5

Utente di Base (18 Commenti, 36% gradimento) lorenzopiero Venerdì 13 Settembre 2013 ore 14:41
voto al film:   8

Medaglia d'Oro (477 Commenti, 69% gradimento) diego93 Medaglia d'Oro Venerdì 22 Febbraio 2013 ore 18:37
2
voto al film:   8

Uno dei film piu' belli contro la guerra. Kubrick gira un film bellico antimilitarista d'eccezione, crudo e poetico. Con uno stile formidabile e lontano anni luce da ogni regola hollywoodiana (anche per i giorni nostri) il regista guarda alla guerra come una partita a scacchi tra i gradi piu' alti, indifferenti alla miseria e alla morte dei soldati. I nemici, infatti, non sono gli avversari dei soldati, ma gli ufficiali francesi alleati. Ci sono solo l'odio e la disperazione, il sangue e l'onore perduto. Grande prova di Douglas e bellissime le sequenze ambientate nelle trincee. Il finale, ancora oggi, fa commuovere senza patetismi: c'e' una locanda di soldati mezzi ubriachi e una donna che canta. Eppure basta questo a Kubrick per disseminare il film di significati.
Ti è piaciuto il commento?  
Utente di Base (13 Commenti, 58% gradimento) Palopa Giovedì 20 Dicembre 2012 ore 15:30
voto al film:   7,5

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