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Intervista: Francesco Calogero

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Francesco Calogero
Il regista Francesco Calogero, classe 1957, debutta anche in veste di produttore con il suo film "Seconda Primavera", oggi nelle sale italiane. Il film racconta le storie di quattro persone, ognuna alle prese con i suoi timori e speranze, che si incontrano e lasciano in un'antica villa. L'autore racconta alla stampa alcuni aspetti di quest'esperienza e mette a fuoco le suggestioni artistiche che l'hanno ispirata.
Intervista Francesco Calogero: Domanda 1Che tipo di persona è Andrea, il suo protagonista?
È un libro aperto, Andrea. Appare subito un uomo gentile, fin troppo remissivo. La sua personalità, il suo temperamento creativo non sono sufficienti a suscitare in lui reazioni vibranti anche quando ce ne sarebbe bisogno. E se la convenzione vuole che la flemma sia in qualche modo comune a tutti gli uomini soprattutto nell’ultima stagione della vita - ricordando la celebre teoria medievale degli umori – la sensazione è che Andrea, ora cinquantenne, abbia costantemente abitato questa condizione, senza essere mai passato dalle parti del sangue e della collera, proprie della primavera e dell’estate. Ha certo attraversato, come accade a Rosanna, la malinconia autunnale, nell’epoca in cui la sua esistenza è stata segnata dalla morte della moglie, per di più incinta di otto mesi. E accettandone le conseguenze (e i suoi contorni misteriosi) come elementi di un disegno ineluttabile, da allora ha vissuto in un limbo, nella sola compagnia di un invincibile senso di colpa e del conseguente desiderio di espiazione.
Intervista Francesco Calogero: Domanda 2Le storie di tutti i personaggi ruotano intorno ad una villa. Qual è stato il riferimento artistico per questa scelta?
Oggetto di ispirazione anche per alcuni dipinti di Magritte (espressamente citati nella scena del museo), "Il dominio di Arnheim" – celebre racconto di Edgar Allan Poe, che morì in alcolismo, depressione e povertà dopo il decesso della moglie – narra di un uomo divenuto improvvisamente ricchissimo che decide di dedicare la propria vita a creare meravigliosi giardini per il giustificato desiderio di guardare la bellezza quotidianamente. Per lui, proprio la creazione di una bellezza nuova, unita alla vita all'aria aperta, all'amore di una donna e al distacco da ogni ambizione, sono le quattro – un numero magico, che percorre in lungo e in largo lo spazio della nostra storia - condizioni per la felicità.
Intervista Francesco Calogero: Domanda 3L'incontro con la giovane Hikma cambia le prospettive di Andrea...
È come se per la prima volta Andrea smettesse di accettare tutto. Capisce quanto possa essere appagante l’intervento concreto, fisico, lui che è abituato solo alla progettazione intellettuale: un antidoto per combattere il veleno che si tiene dentro, invisibile e sottile. E quasi senza rendersene conto, e senza valutare appieno le conseguenze di un sentimento così impossibile, Andrea trova dentro di sé la forza di osare, per modificare il corso degli eventi. La rinnovata serenità è nel premio alle fatiche: alla semina corrisponde, nella stagione giusta, la fioritura. Quella delle viole in particolare, un fiore che secondo la tradizione propizia l’amore, e diventa qui – come nel Sogno shakespeariano, esplicitamente citato – un leitmotiv, amplificato dalla ricorrenza del colore viola (il ponte, il tavolo, il vestito, l’accappatoio), che rimanda sì al lutto, ma pure alla metamorfosi e alla fascinazione erotica.
Intervista Francesco Calogero: Domanda 4In che modo lo spazio del giardino si contrappone al mondo esterno?
Arida, addirittura violenta, resta solo la rappresentazione del mondo che circonda i personaggi, aldilà dell'isola felice costituita dalla villa sul mare: in una città - nella fattispecie Messina, ma la realtà che irrompe qua e là è comune a molte città italiane, specie nel Sud - che si mostra irrimediabilmente ferita dalla speculazione edilizia, soggetta all'arroganza dell'abusivismo e dei condoni, dilaniata dalle auto e dai mezzi pesanti che l'avvelenano. Nel frattempo, s'impoverisce e s'isterilisce sempre più: i negozi falliscono, i cinema si trasformano in supermercati, i musei sono deserti. Ma il difficile destino lavorativo di Andrea è destinato a mutare, nel finale: se per una volta a trionfare non è la furbizia e il malaffare, ma il vero valore degli uomini, questo lascia la speranza per l’arrivo di una nuova stagione.
Intervista Francesco Calogero: Domanda 5Infine, perché la divisione del film in capitoli basati sulle stagioni?
La divisione in capitoli evidenzia non solo come il nostro modo di attraversare la vita naturalmente cambi col passare degli anni, ma anche come possa essere mutevole la nostra capacità di interpretazione di una realtà che è spesso contraddittoria, e soggetta al gioco del fato. Vedi la notte di San Silvestro, fondamentale per le vite dei personaggi, che viene raccontata in maniera nervosa e frammentaria – come lo stile letterario adottato da Riccardo, come solo i ricordi sanno essere – per quattro volte, da ottiche diverse, con piccole contraddizioni e sovrapposizioni. In contrapposizione con il presente, rappresentato in maniera più classica – a parte alcune soggettive ad aprire e chiudere i capitoli, separati da ellissi talvolta ardite - seguendo il punto di vista dei personaggi, che muta a ogni stagione. Fino alla sezione eponima, in cui il racconto procede come a due voci, mettendo in contrasto due diverse visuali: da un lato la fatuità di Hikma, ad onta degli affanni sempre nella primavera della vita, dall’altro il rinnovato vigore con cui Andrea affronta la delicata situazione in cui è venuto a trovarsi. Un'autentica seconda primavera
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Seconda Primavera
di Francesco Calogero
Drammatico, 2015
108 min.
Film diretti:
2015  Seconda Primavera
Flash non disponibile
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